collezionismo consapevole

Rural Art Market

Un mercato d’arte etico, accessibile e curato, dedicato alla diffusione dell’arte contemporanea nei territori rurali.

Perché Rural Art Market

Rural Art Market nasce come progetto dedicato alla diffusione dell’arte contemporanea fuori dai grandi centri urbani, valorizzando la produzione artistica nei territori rurali e attivando un collezionismo etico e diffuso.

Una mostra–mercato ibrida

Opere di piccolo formato, pensate per avvicinare pubblico e artistə, sostenere la produzione culturale e generare nuove traiettorie di fruizione.

Una rete di comunità e prossimità

Rural Art Market non è una fiera né un semplice spazio vendita: è un dispositivo culturale che combina mostra, mercato e relazione territoriale.

Decentralizzare l’arte

Portare l’arte nei territori rurali significa redistribuire valore, visibilità e opportunità, creando ecosistemi culturali sostenibili.

Artists

Catalogo delle Opere

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Ado Brandimarte

“Frammenti 1” fa parte di una serie di opere nate dal recupero e dalla trasformazione di scarti di lavorazione. Ogni frammento, originariamente destinato al macero, viene sottratto alla distruzione e restituito a una nuova dimensione estetica e simbolica.

Il materiale di scarto viene levigato, dorato e montato su una cornice in legno multistrato, assumendo così la dignità di un reperto prezioso. Il gesto dell’applicazione della foglia oro — tradizionalmente associato al sacro e al valore — diventa qui un atto di cura e di risignificazione.

La serie Frammenti riflette sul concetto di valore, di trasformazione e di memoria della materia, interrogando il confine tra ciò che viene conservato e ciò che viene scartato.

L’opera diventa quindi un atto poetico e concettuale insieme: un modo per salvare la materia dalla dimenticanza e per restituire senso e forma a ciò che, apparentemente, non ne aveva più.

Frammenti 1, 2021

Gesso alabastrino, foglia oro imitazione, legno, termoplastica

18 x 16 x 14 cm

€ 500

ID #004

Alexandra Brinzac

Ispirata all’esistenzialismo e alla mitologia, l’installazione affronta la tensione tra reale e immaginario, tra noto e ignoto, rivelando le illusioni che costruiamo per addomesticare la paura di un’esistenza incerta.

Questa indagine costante tradisce un’inclinazione religiosa verso l’immaginario, alla ricerca di un senso oltre i confini della ragione.

Questa espansione dominante riflette una paura che non si dissolve quando viene esposta, ma che invece diventa tangibile, grottesca, invadendo la coscienza e lo spazio con la violenza dei pensieri intrusivi.

L’atto di soffocamento visivo diventa una meditazione sui meccanismi attraverso i quali l’individuo cerca un significato di fronte al caos, al trauma e alla morte, proiettando potere su entità trascendenti.

Intrusione 1, 2025

Bronzo

30 x 10 x 10 cm

€ 500

ID #007

Intrusione 2, 2025

Bronzo

30 x 5 x 5 cm

€ 500

ID #008

Alicya Ricciuto

Da qualche anno porto avanti una pratica di raccolta che accompagna i miei spostamenti, un gesto che nasce dall’osservazione della natura e dalla volontà di restituirne la voce. Ogni luogo si rivela attraverso le sue materie, che custodiscono l’identità di un territorio.

Il lavoro dedicato alla Maiella nasce da questo processo: un paesaggio di pietre incastonate e sottili, dove il terreno sembra quasi lunare. Su un rametto di legno con licheni ho ricomposto le pietre raccolte lungo il cammino, come una mappa sensibile della montagna vissuta.

Questo lavoro si inserisce in una ricerca più ampia sulla relazione tra ambiente, percezione e memoria dei luoghi, indagando come la flora e la materia possano farsi linguaggio identitario.

“La raccolta è una pratica sciamanica e liberatoria; come un predatore che sottrae alla natura la vita: se poi si reinventa la raccolta nello spazio artificiale, nell’ordine ristretto dell’intimo e del personale, allora si arriva a un punto di vista.
In questo equilibrio tra gesto e materia, l’opera diventa un frammento di paesaggio interiore, dove la natura stessa si fa linguaggio, memoria e identità.”

2793m, 2025

Pietre, rami con licheni

33 x 20 cm

€ 500

ID #010

Andres Barthel Agostino

I punti salienti e quelli più bassi dell’inquadratura raffigurano una processione in cui i famigerati monaci-astronauti attraversano la piazza dove sorge il tempio del primo astronauta. Questo tempio potrebbe trovarsi a Colonia, in Germania, data la sua architettura gotica.

La domanda che l’artista lascia sospesa è: questa setta, questo credo, questa religione è davvero arrivata dallo spazio — da un’astronave — o è soltanto la stravagante invenzione di un uomo d’affari di Hollywood?

L’opera gioca con l’ambiguità tra fede e finzione, tra il mito e la cultura pop, fondendo elementi mistici e fantascientifici in un’unica visione onirica. Il segno inchiostrato, denso di texture e simbolismo, trasforma la scena in un racconto sospeso nel tempo, dove il sacro incontra l’assurdo e lo spettatore è invitato a scegliere se unirsi — o meno — al culto degli astronauti.

Serie Sectas Cósmicas que Sólo Existieron un Segundo

Highlights and Lowlights in the Frame, 2025

Inchiostro cinese su carta

40 x 30 cm

€ 300

ID #013

Antonio Caranti

Terra Mater Est nasce da interrogativi che da più di dieci anni attraversano la mia ricerca artistica.

È nello scontro/incontro tra l’essere umano e la natura che riemerge il problema dell’io e dell’altro, e il passaggio dalla dimensione fisica dell’apparire a quella più profonda dell’essere.

Il corpo diventa il tramite per rappresentare sé e l’altro. La Natura diventa il tramite per rappresentare ciò che ci circonda, sia attraverso le sue molteplici essenze, sia attraverso trasfigurazioni simboliche e icone sacre.

Non si può ignorare lo sconvolgimento del paesaggio operato dall’uomo. Nuove entità estetiche si caricano di significati enigmatici. La rappresentazione della terra come paesaggio si trasforma in un’esperienza visiva fatta di accostamenti, sovrapposizioni e contaminazioni.

La descrizione non è mai puramente oggettiva: trascende il dato naturalistico e diventa un elogio alla diversità, dove le differenze non generano esclusione ma relazioni e coesistenza.

Fratture per ricordare la dinamica degli eventi.
Specchi e vetri per inoltrarsi in visioni parallele.
Clessidre per sancire lo scorrere veloce del tempo.

Da tutto questo nasce il mio lavoro, articolato in tre fasi: passato, presente e futuro.

  • Il passato è descrittivo e percettivo.
  • Il presente è il cambiamento generato da calamità fisiche o mentali che corrodono il nostro essere.
  • Il futuro è astrazione: nasce dalla corrosione del presente e dà origine a nuove visioni e nuovi turbamenti.

… ed è da ciò che è necessario ripartire.

Natture Putrefaction 5/10

Terra Mater Est Futurum 1, 2023

Olio su legno, olio su stoffa

21 x 16 cm scatola chiusa

21 x 32,5 cm scatola aperta

€ 260

ID #016

Natture Putrefaction 6/10

Terra Mater Est Futurum 2, 2023

Olio su legno, olio su stoffa

21 x 16 cm scatola chiusa

21 x 32,5 cm scatola aperta

€ 260

ID #017

Daniela Daz Moretti

Il lavoro di Daniela Daz Moretti nasce dall’indagine del confine tra visibile e ciò che resta nascosto, tra forma e sparizione. La sua ricerca esplora la materia come veicolo di introspezione e memoria, dove il gesto primordiale del modellare e il segno diventano traccia di un respiro antico e di un tempo sospeso. I concetti di soglia, nido e spazio intimo ricorrono come metafore di transizione, protezione e apertura, evocando fragilità, possibilità di metamorfosi e rinascita. Attraverso scultura, pittura e tecniche miste, l’artista costruisce piccoli universi poetici che invitano lo spettatore a sostare, percepire e contemplare il dialogo tra interno ed esterno, tra materia e esperienza sensoriale.

Serie Epifanie Nido

Epifanie/Nido – Dittico, 2024

Acrilico e tarlatana su tela

20 x 20 cm ciascuno (dittico)

€ 450

ID #019

Serie Epifanie Nido

Epifania in blu, 2025

Acrilico e tarlatana su tela

30 x 40 x 5 cm

€ 420

ID #020

Daniela Di Lullo

Il lavoro dell’artista si muove tra memoria, immaginazione e dissoluzione della figura umana, intrecciando pittura, fotografia e monocromo per esplorare ciò che resta dell’esperienza quando il corpo si fa traccia. Nei lavori che uniscono collage fotografico e colore, il sogno diventa spazio politico e poetico in cui il passato si trasforma e apre nuove possibilità di narrazione. Nei cicli più recenti, il monocromo diventa un ambiente che ingloba e assorbe le figure, guidando un processo di smaterializzazione che trasforma l’umanità in eco, impronta, residuo. Attraverso questi passaggi, l’artista indaga la perdita, la sospensione e la metamorfosi come stati visivi: dalla carne all’ombra, dall’individuo al paesaggio, dalla presenza alla fusione con il tutto. La sua ricerca si configura come una meditazione sulla fragilità dell’esistenza e sulle forme possibili di continuità oltre la materia.

Day Dream, 2019

Pittura acrilica e collage fotografico su tela

40 x 30 cm

€ 350

ID #022

(UN)SPLEEN VII, 2025

Pittura ad olio su tela

40 x 40 cm

€ 350

ID #023

(UN)SPLEEN VIII, 2025

Pittura ad olio su tela

40 x 30 cm

€ 300

ID #024

Elena Campugiani

Il progetto si sviluppa come ricerca fotografica sul rapporto tra percezione, materia e natura, attraverso una riflessione sulla trasformazione del reale in immagine sensibile. L’opera utilizza la superficie corporea, colore e texture come strumenti di mediazione tra visibile e invisibile. Attraverso un uso sperimentale della luce e della manipolazione cromatica, esplora la relazione tra corpo, ambiente e memoria percettiva. Le ombre vegetali e le stratificazioni cromatiche definiscono un linguaggio visivo che fonde dimensione fisica e sensoriale, creando un’immagine sospesa tra astrazione e concretezza. Una manipolazione fotografica come atto rivelatore: non è una rappresentazione del rapporto fra corpo e ambiente, ma un’interpretazione, intenta a restituire la sua componente sensibile. Il lavoro mira a indagare una percezione di flusso all’interno della staticità del medium fotografico, offrendo un’esperienza e un coinvolgimento intimo. L’opera invita lo spettatore a creare un contatto diretto, fatto di sensazioni corporee e di memoria da ricercare nelle crepe del visibile. Attraverso la sovrapposizione di luce e colore, la fotografia assume una dimensione temporale, in cui ogni superficie diventa deposito di esperienza. L’opera riflette sul flusso e sul tempo come materie sensibili, capaci di rendere visibile la relazione mutevole tra percezione e realtà.

Serie Percezione di Tempo

Percezione 2, 2025

Stampa digitale su carta Vibrance Luster Heritage

30 x 30 cm

€ 350

ID #025

Serie Percezione di Tempo

Percezione 3, 2025

Stampa digitale su carta Vibrance Luster Heritage

30 x 30 cm

€ 400

ID #026

Serie Percezione di Tempo

Percezione 5, 2025

Stampa digitale su carta Vibrance Luster Heritage

30 x 30 cm

€ 350

ID #027

Elisa Buonomo

Le opere esplorano il confine tra realtà ed immaginazione attraverso l’utilizzo di atmosfere oniriche rivelando visioni intime e stati d’animo mutevoli. La figura emerge in sospensione: il respiro è trattenuto, il silenzio ovattato. L’acqua diventa linguaggio: trasforma, sfuma, dissolve.

Di Acqua e Sogni, 2025

Fotografia Digitale

20 x 31 cm

€ 250

ID #028

Di Acqua e Sogni, 2025

Fotografia Digitale

20 x 31 cm

€ 250

ID #029

Di Acqua e Sogni, 2025

Fotografia Digitale

20 x 31 cm

€ 250

ID #030

Fabu Pires

La serie “Faux Image”, che include “Feminine Sensitivity”, indaga l’identità contemporanea in un mondo digitale e frammentato. Concentrandosi su volti, sguardi e maschere, l’opera esplora la tensione tra apparenza ed essenza. Ogni lavoro rivela una cura meticolosa per colore, texture e composizione, dando vita a un corpus artistico preciso, incisivo e profondamente risonante.

Serie Faux Image

Feminine Sensitivity, 2019

Collage a tecnica mista

20 × 29 cm

32,5 × 42,5 cm con cornice

432

ID #031

Felipe Vasconez

Il mio dipinto è ispirato agli incendi che hanno colpito diverse parti del mondo durante l’estate del 2024. Rifletto spesso sullo stato del mondo—quello esterno e quello interiore—utilizzando gli elementi come metafore visive. In quest’opera, il fuoco al centro della composizione rappresenta il potere trasformativo delle idee, che può significare sia distruzione sia l’energia vitale che nasce dal caos.

L’intenso rosso del cielo simboleggia l’impatto che una piccola idea può generare e, al tempo stesso, il grande effetto che gli incendi boschivi hanno sull’umanità. La foresta scura sullo sfondo suggerisce la fragilità della natura di fronte alle nostre azioni.

Attraverso il contrasto tra le tonalità calde del fuoco e quelle fredde dell’ambiente circostante, cerco di trasmettere un senso di tensione e speranza—una dualità tra perdita e rinascita.

La Fuerza Creadora del Fuego, 2024

Oil on canvas

30,5 x 51 cm

€ 400

ID #034

Fatma Ibrahimi

Nella serie Giardini si contano creature vegetali e animali capaci di soppiantare l’antropocene,sviluppate in un futuro in cui l’assenza dell’uomo comporta un arricchimento inimmaginabile. L’immagine floreale diventa un campo di risonanza aperto, capace di accogliere nuove analogie e di trascendere il proprio valore simbolico originario.

Serie Giardini

Giardino #1(4/10), 2021

Stampa digitale su cartoncino 300 gr

42 x 29,7 cm

€ 380

ID #037

Serie Giardini

Giardino #3(4/19), 2021

Stampa digitale su cartoncino 300 gr

42 x 29,7 cm

€ 380

ID #038

Serie Giardini

Giardino #4(4/10), 2021

Stampa digitale su cartoncino 300 gr

42 x 29,7 cm

€ 380

ID #039

Filippo Sbracia

Tell us something…

Serie Senza Titolo

Senza Titolo (Stanza Con Porta), 2024

Puntasecca su tetrapak

13 x 18 cm (6 copie)

€ 80

ID #040

Serie Senza Titolo

Senza Titolo (Stanza Con Specchio), 2024

Puntasecca su tetrapak

13 x 18 cm (3 copie)

€ 80

ID #041

Serie Senza Titolo

Senza Titolo (Stanza/Diavolerio), 2024

Puntasecca su tetrapak

20 x 15 cm (4 copie)

€ 80

ID #042

Giulia Spernazza

La serie nasce a seguito dell’Installazione a parete “Bacheca affettiva”, composta da frammenti che parlano di vita vissuta e che divengono simboli della relazione tra corpo e spazio abitato, con l’idea di creare una sorta di archivio affettivo che contiene brandelli di idnumenti e accessori inglobati in piccole forme di cemento bianco. materiale che si inserisce nella ricerca degli ultimi due anni legata al concetto di casa, con la volontà di cristallizzarli nel tempo. La loro disposizione ordinata ed equilibrata, anche dal punto di vista cromatico, tiene conto dell’importanza del vuoto, donando importanza ad ogni singolo frammento restituendo nel loro insieme un’atmosfera intima e poetica.

Reperti Affettivi

Reperto Affettivo II, 2023

Frammenti di indumenti, cemento bianco

25 x 25 x 6 cm

€ 370

ID #043

Gabriele Kaprie Di Labio

Appartiene alla serie “Il mio giardino-zoo” in cui scelgo di rappresentare gli animali per l’analogia delle orme che segnano la loro presenza nei luoghi e le impronte che attestano la mia presenza nel campo dell’arte contemporanea

Serie Il mio Giardino-Zoo

Miao Miao, 2025

Impronte digitali a inchiostro su tela

20 x 30 cm

€ 500

ID #046

Serie Il mio Giardino-Zoo

Il Volpino, 2025

Impronte digitali a inchiostro su tela

25 x 35 cm

€ 500

ID #047

Serie Il mio Giardino-Zoo

Hii Hoo – Qui Casca L’Asino, 2025

Impronte digitali a inchiostro su tela

24 x 30 cm

€ 500

ID #048

Ivana Michini

Il disegno appartiene alla serie Botanica Fantastica (2021), realizzata a china a partire dall’osservazione delle specie vegetali del territorio in cui l’artista si è trasferita durante la pandemia. Da queste forme reali nascono mondi immaginari e poetici, che diventano strumenti per orientarsi in un ambiente nuovo.

Serie Botanica Fantastica

Cactus, 2021

Disegno, tinta china su carta di 60 gr

21 x 27 cm

€ 120

ID #049

Serie Botanica Fantastica

Graminea, 2021

Disegno, tinta china su carta di 60 gr

21 x 27 cm

€ 120

ID #050

Serie Botanica Fantastica

[ Senza Nome ], 2020

Disegno, tinta china su carta di 60 gr

21 x 27 cm

€ 120

ID #051

Kateryna Harahulia

Orbits of Creation appartiene alla serie Futura, che immagina una traiettoria alternativa per l’umanità — una civiltà che sceglie la via della pace e della creazione invece di quella della distruzione e della guerra. La composizione si costruisce su orbite intrecciate, linee fluide e strutture geometriche che evocano un senso di movimento continuo e interconnessione.

Non esiste un punto focale unico: una scelta intenzionale che rifiuta ogni gerarchia e forma di dominio, elementi che storicamente hanno alimentato il conflitto. Le linee si intrecciano in un ritmo di cooperazione, dove ogni forma completa e bilancia l’altra. Le aree più chiare simboleggiano l’energia del progresso pacifico, mentre le ombre più profonde custodiscono la memoria del passato — il terreno su cui può germogliare un nuovo pensiero.

L’artista immagina il futuro non come uno spazio di alienazione tecnocratica, ma come un luogo di sintesi, in cui la tecnologia diventa estensione dei valori umani e l’arte si fa mediatrice tra razionalità ed emozione. Orbits of Creation diventa così una metafora visiva della coscienza collettiva che tende verso un’armonia sostenibile.

All’interno della ricerca artistica di Futura, l’opera si inserisce nell’idea di “realismo utopico”: un tentativo di immaginare non un sogno astratto, ma una direzione concreta per l’evoluzione umana — dove la creazione stessa diventa la più alta forma di esistenza.

Serie Futura

Orbits of Creation, 2025

Matite su carta

40 x 30 cm

€ 380

ID #052

Lalula Vivenzi

Diario di un Macho

Queste fotografie parlano di un uomo violento, ma soprattutto di un uomo perso: perso nella rabbia che non sa spiegare, nelle emozioni che non riconosce, dentro un modello che gli ha insegnato a reagire invece di sentire. Non avendo imparato a nominare il dolore, lo rovescia fuori; non sapendo stare con sé stesso, affonda in ciò che lo fa dimenticare — l’alcol, la corsa, l’eccesso — e più prova a fuggire, più si smarrisce. La sua violenza non nasce dal nulla, ma da una cultura che gli chiede di essere duro, invincibile, impermeabile: un copione che schiaccia lui e chi gli vive accanto. Questa serie non lo assolve, ma mostra il punto cieco della mascolinità tossica che lo divora e che diventa trappola per tutti; lo vediamo crollare, perdere il controllo, restare solo, non per punizione, ma per l’incapacità di incontrare sé stesso — rivelando quanto il patriarcato faccia male anche a chi sembra avere il potere tra le mani.

Serie Diario di un mascho

Addizione, 2017

Fotografia digitale; stampa fine art su dibond

30 x 40 cm

Tiratura: 1/3 + 1AP

€ 333

ID #055

Serie Diario di un mascho

Frenesia, 2017

Fotografia digitale; stampa fine art su dibond

30 x 40 cm

Tiratura: 1/3 + 1AP

€ 333

ID #056

Serie Diario di un mascho

Abbandono, 2017

Fotografia digitale; stampa fine art su dibond

30 x 40 cm

Tiratura: 1/3 + 1AP

€ 333

ID #057

Lisa Martigioni

La serie è il risultato di una ricerca in cui ho indagato il concetto dell’abitare. Questi piccoli totem sono semplici mattoni, abbandonati durante lavori di ristrutturazione nel centro storico di Bologna, impreziositi dal colore dorato ed abbracciati da un intreccio complesso. Trama e ordito sono ricavate da un materiale di scarto, le camere d’aria.

Serie Intrecci

II miglior investimento è, 1/6, 2025

Camere d’aria, mattoni, acrilico

14 x 10 x 18 cm

€ 500

ID #058

Serie Intrecci

II miglior investimento è, 2/6, 2025

Camere d’aria, mattoni, acrilico

15 x 5 x 6 cm

€ 480

ID #059

Lou Duca

FADE è un progetto che mette in dialogo la materia antica e la memoria del classico con le tensioni del presente, trasformando la scultura in un campo di conflitto tra perfezione e perdita, forma e ferita, icona e corpo.

L’artista riprende la bellezza idealizzata della statuaria greca non per celebrarla, ma per interrogarla e metterla in crisi, smascherando l’illusione di una forma eterna e intatta. Le opere – teste e busti che evocano archetipi classici – conservano l’aura del passato ma ne tradiscono l’integrità: la superficie diventa un terreno di trasformazione, attraversato da graffi, bruciature, incisioni ed erosioni che alterano l’immagine e ne rivelano la fragilità.

In questo processo la violenza non è distruzione, ma un gesto consapevole di riscrittura: la ferita diventa linguaggio, la perdita si trasforma in memoria, la materia si fa portatrice di un racconto nuovo.

FADE è così un atto di rifiuto verso il feticismo della perfezione e un invito a riconoscere nella vulnerabilità un altro tipo di bellezza, più autentica e umana. Le opere, pur ferite, restano attive: organismi vivi che reagiscono allo sguardo e alla storia, mettendo in discussione l’idea stessa di monumento.

Se la bellezza è solo superficie, basta un colpo per distruggerla; ma se è verità, allora resiste, anche ferita.

Memory #1, 1/10, 2025

Gesso ceramico e foglia oro su travertino

12,5 × 9 × 27 cm

€ 500

ID #061

Lorenzo Natali

L’artista utilizza il pen plotter come strumento di disegno contemporaneo, sfruttando la sua precisione per creare trame lineari che si sovrappongono e danno origine a pattern complessi. La monocromia e l’uso rigoroso della linea permettono di trasformare concetti astratti—come connessione, flusso, interdipendenza—in immagini leggibili e immediate. Le interferenze ottiche che emergono dalla sovrapposizione delle linee, simili ai pattern moiré, rivelano come dall’incontro tra elementi semplici possano nascere forme inattese, quasi organiche.

Questa metodologia combina controllo digitale e sensibilità grafica: il computer calcola il movimento, ma è l’intenzione artistica a plasmare il ritmo, la densità e la vibrazione del segno. Ne risulta un linguaggio visivo che rende tangibili fenomeni naturali invisibili—movimenti, processi, relazioni—e invita a percepire il paesaggio non come sfondo, ma come sistema vivo fatto di equilibri delicati. La tecnica diventa così strumento di conoscenza e di immaginazione, capace di avvicinare lo spettatore alla complessità del mondo che abitiamo.

Serie Land Parts

Corridoi, 2024

Inchiostro pigmentato d’archivio (nero) su carta di alta qualità (acid‑free, bianco opaco, superficie testurizzata, 300 gr); opera generativa disegnata da un pen plotter 

42 x 29,7 cm (A3)

€ 444

ID #064

Serie Land Parts

Margini, 2024

Inchiostro pigmentato d’archivio (nero) su carta di alta qualità (acid‑free, bianco opaco, superficie testurizzata, 300 gr); opera generativa disegnata da un pen plotter 

42 x 29,7 cm (A3)

€ 444

ID #065

Serie Land Parts

Patch, 2024


Pen plotted with rotring isograph 0.25mm archive ink – fabriano mixed media paper 300g/m2

42 x 29,7 cm (A3)

€ 500

ID #066

Mara Patricelli

Nella distanza che separa i corpi, qualcosa continua a vibrare, sottile e insistente. È una presenza invisibile che attraversa il buio, che si muove oltre il tempo e oltre il confine delle parole. C’è una luce che mi chiama: non so da dove venga, ma so che mi appartiene.

Ogni passo verso di lei diventa un atto di devozione, una preghiera silenziosa che nasce dalle mani, dalla pelle, dal respiro. In questo cammino c’è un sacrificio antico: lasciare parti di sé lungo il percorso, offrirle come fiori sull’altare dell’ignoto. Sono segni del passaggio, tracce di un incontro.

Eppure, ogni frammento lasciato dietro di sé non è perdita, ma ritorno, inizio. È il momento in cui realizzi che, in realtà, la luce ti ha sempre cercato.

C’è una Luce che mi Chiama, 2025

Fotografie analogiche e digitali

30 x 40 cm

€ 150

ID #067

C’è una Luce che mi Chiama, 2025

Fotografie analogiche e digitali

30 x 40 cm

€ 150

ID #068

C’è una Luce che mi Chiama, 2025

Fotografie analogiche e digitali

30 x 40 cm

€ 150

ID #069

Maria Giovanna Ambrosone

Con un’ ironia sottile dipingo dolci che spesso possono assumere valenze differenti a seconda di come si osservano , oppure un’ alienazione o una nostalgia densa, quasi dolorosa. icone di un’abbondanza che, a guardarla bene, non saziano mai davvero Il desiderio , l’essere golosi di una vita spesso piatta accompagnate da zucchero e pillole che cosi ingoiamo lentamente….

Monge Moi, 2025

Olio su tela

18 x 24 x 3 cm

€ 400

ID #070

Happy Donut, 2025

Olio su tela

15 x 15 x 2 cm

€ 200

ID #071

Une douce pilule quidescend lentement/ Una pillola dolce che scende lentamente, 2025

Olio su tela

25 x 30 x 3 cm

€ 450

ID #072

Martina Marini Misterioso

“Puzzle” nasce da una ricerca intima e processuale in cui l’artista esplora la natura dei propri bisogni attraverso la ripetizione del gesto e la cura della materia. I frammenti di un puzzle, trafitti da spilli, diventano metafora della difficoltà di unire ciò che è disperso — nel corpo, nella memoria, nelle relazioni.

Il lavoro mette in scena la tensione tra costruzione e perdita, ordine e frammentazione. L’atto di comporre e trafiggere è al tempo stesso violento e meditativo: un tentativo di ricomporre un’immagine che non si lascia mai del tutto completare.

Come suggerisce l’artista, “si fa fatica a unire i pezzi” — e in questa fatica si manifesta la verità fragile e concreta del vivere, la traccia di un’emozione che resta impressa, come un’impronta silenziosa del sentire.

Puzzle, 2016

Pezzi di puzzle e spilli

30 × 35 × 4 cm

€ 500

ID #073

Mariia Nekrasova

“Sunny Mood. Sketch in Porvoo” è un lavoro en plein air realizzato durante l’esplorazione del paesaggio costiero finlandese. A prima vista appare spontaneo — un rapido schizzo dal vero, che cattura l’impressione fugace della luce e dell’aria. E in effetti, la sua forma è immediata.

Ma dietro questa spontaneità si cela un viaggio continuo: camminare per strade sconosciute, lungo le rive e tra i sentieri del bosco, fermarsi in molti luoghi prima di riconoscere quello che risponde silenziosamente dall’interno. Il dipinto nasce dalla ricerca di quel paesaggio che si rivela come un incontro — sottile, ma autentico.

L’opera non costruisce simbolismi stratificati né narrazioni complesse. Offre piuttosto qualcosa di aperto e sincero: una gioia semplice e viva dell’essere presenti nella natura. È un momento di ammirazione, di fragile leggerezza, di umore spontaneo. Tuttavia, sotto questa chiarezza si cela una profondità emotiva, segnata dall’esperienza di sradicamento e di rinascita.

Conserva la nostalgia di una casa lontana e, allo stesso tempo, la dolcezza di una nuova appartenenza. Così, “Sunny Mood. Sketch in Porvoo” diventa più di un paesaggio: è la testimonianza del momento in cui l’ignoto comincia a diventare familiare, quando la ricerca si placa, il mondo rivela un angolo accogliente e il cuore si concede un istante di quiete.

È una piccola pausa luminosa dove memoria e presenza respirano insieme.

Sunny Mood. Sketch in Porvoo, 2025

Acquerello su carta

20 x 20 cm

€ 120

ID #076

Marta Arca

Il lavoro di Marta Arca esplora la tensione tra realtà e immaginazione, innocenza e violenza, potere e fragilità, attraverso un linguaggio ossessivo e meditativo del disegno. Utilizzando inchiostro su carta, l’artista costruisce le sue immagini con linee e puntini fitti che creano superfici vibranti e dense, capaci di rendere palpabile la psicologia dei soggetti e l’intensità dei gesti. 

Le sue opere — Il pastore cacciatore, L’anello e La pistola — condividono questa attenzione alla teatralità del corpo e dell’oggetto, trasformando figure e oggetti riconoscibili in presenze ambigue, sospese tra simbolo e realtà. I soggetti emergono come organismi fragili e complessi, in cui il gesto umano, il potere e la memoria si intrecciano.

L’uso del segno puntinato e della ripetizione crea un tempo lento e meditativo, offrendo allo spettatore uno spazio di riflessione sulla duplicità dell’immagine e sulle tensioni morali dell’esistenza. Attraverso questa tecnica precisa e ipnotica, Arca trasforma il disegno in strumento di resistenza poetica e visiva, rendendo evidente l’ambiguità dei rapporti tra innocenza e male, gioco e minaccia, carne e simbolo.

Il Pastore Cacciatore, 2018

Inchiostro su carta

17 x 25 cm

€ 400

ID #079

L’Anello, 2020

Inchiostro su carta

19 x 13 cm

€ 300

ID #080

La Pistola, 2025

Inchiostro su carta

19 x 13 cm

€ 400

ID #081

Maura Prosperi

L’opera è la raffigurazione di una fenice, posta in una condizone di dis / facimento, un movimento ambiguo, consolidato nell’istante di un’incompiutezza. Facente parte della serie “Ànemos”, essa si colloca nel limbo tra il mostrare ed il celare, un confine che prende forma attraverso questa figura archetipa. Esoscheletro di quelle che sono le condizioni più oscure dell’umano sentire, che dall’invisibile interiorità emergono in superficie mostrando la fauna del sottosopra.

Serie Ànemos

Ànemos #2, 2025

Polymorph

40 x 14 x 20 cm

€ 500

ID #082

Mauro Serra

Che hai mangiato a pranzo? nasce da una domanda quotidiana, apparentemente banale, ma capace di rivelare la qualità delle nostre relazioni e del nostro sguardo sul mondo. Una frase semplice — “Che hai mangiato a pranzo?” — può diventare l’eco di un dialogo ormai logorato in una coppia, o il timido tentativo di riavvicinarsi in una famiglia dove la comunicazione si è assottigliata.

Per una settimana, l’artista ha trasformato i propri avanzi di pranzo in soggetti degni di attenzione e rispetto, collocandoli su un piedistallo di marmo come opere d’arte. Il gesto ribalta la logica dello scarto, restituendo valore estetico e simbolico a ciò che normalmente finisce nella pattumiera.La fotografia diventa così uno strumento di riflessione sulla percezione del quotidiano: su ciò che ignoriamo, sulle abitudini che ripetiamo senza pensarci e sulle piccole tracce che raccontano la nostra presenza nel mondo. Che hai mangiato a pranzo? invita a riconoscere la poesia nascosta nei resti, la possibilità di stupore in ciò che solitamente consideriamo insignificante.

Che hai mangiato a pranzo?, 2023

Fotografia digitale, stampa fine art su Hahnemühle Photo Rag Metallic gr 340

45 × 30 cm

Tiratura di 1/7

€ 250

ID #085

Che hai mangiato a pranzo?, 2023

Fotografia digitale, stampa fine art su Hahnemühle Photo Rag Metallic gr 340

45 × 30 cm

Tiratura di 1/7

€ 250

ID #086

Che hai mangiato a pranzo?, 2023

Fotografia digitale, stampa fine art su Hahnemühle Photo Rag Metallic gr 340

45 × 30 cm

Tiratura di 1/7

€ 250

ID #087

McManu Espinosa

Coitus Secretum esplora il vuoto lasciato dal consumismo sessuale e dall’efficienza superficiale che lo accompagna, soprattutto in contesti segnati da anonimato, usa-e-getta e false connessioni. Attraverso un percorso visivo che dal dichiarato scivola verso l’allusivo, il progetto invita a ricomporre il desiderio partendo da frammenti, oggetti quotidiani e tensioni metonimiche.

L’opera diventa un gioco percettivo in cui repressione e immaginazione co-creano significato, senza offrire una chiusura: rimane nell’ambiguità, nel non detto, come un segreto sussurrato.

L’edizione editoriale che accompagna la serie raccoglie confessioni anonime e brevi storie notturne, fondendo l’esperienza dell’osservatore con quella del soggetto.

Serie Coitus Secretum

Secret 06—Morning Cereal, 2017-2018

Fotografia digitale (Stampa inkjet su carta Hahnemühle 308 g, incorniciata con passe-partout nero a pH neutro)

15 x 15 cm + 5 cm [ Passepartout ]

25 x 25 cm

9 Copies + 1 AP

€ 300

ID #088

Serie Coitus Secretum

Secret 08—Carnivorous, 2017-2018

Fotografia digitale (Stampa inkjet su carta Hahnemühle 308 g, incorniciata con passe-partout nero a pH neutro)

15 x 15 cm + 5 cm [ Passepartout ]

25 x 25 cm

9 Copies + 1 AP

€ 300

ID #089

Serie Coitus Secretum

Secret 67—Open Up, 2017-2018

Fotografia digitale (Stampa inkjet su carta Hahnemühle 308 g, incorniciata con passe-partout nero a pH neutro)

15 x 15 cm + 5 cm [ Passepartout ]

25 x 25 cm

9 Copies + 1 AP

€ 300

ID #090

Meri Helmi Särkkä

Pearls from My Mother (1&2) è un portalume/scultura da parete ispirato al mare, alla memoria e all’eredità materna. Realizzata con perle finte, resina e bronzo, l’opera reimmagina le texture luminose della vita oceanica come simboli di nutrimento femminile e resistenza.

La scultura attinge alla risonanza culturale ed emotiva della perla, un tesoro naturale legato da sempre alla storia del Bahrain, la mia terra d’origine, e al principio femminile della creazione. Colata in resina e arricchita da dettagli in bronzo, la forma richiama insieme la delicatezza di una conchiglia e la forza del metallo, riflettendo le dualità che plasmano la condizione femminile: fragilità e resilienza, perdita e rinascita, silenzio e luce.

Creata in un periodo di distanza geografica ed emotiva, l’opera porta con sé l’intimità dell’esilio e del ricordo. Il titolo, Pearls from My Mother, allude all’eredità di cura trasmessa tra generazioni: i fili invisibili di protezione, preghiera e amore che ci accompagnano oltre confini e tempo.

La luce della candela trasforma la parete in un altare silenzioso, dove lo spazio domestico incontra la riflessione spirituale. In questo dialogo tra mare e casa, Pearls from My Mother diventa al tempo stesso reliquia e gesto di continuità, celebrando lo spirito materno come prima fonte di luce.

Serie Oysters

Pearls from my Mother 1, 2025

Perline Fux pearl, resina, vetro e bronzo

32 x 13 x 10 cm

€ 500

ID #091

Moe Louanjli

Orange 1 è un disegno algoritmico realizzato con una penna a pigmento guidata da una sequenza programmata di istruzioni. Ogni linea è tracciata fisicamente — non stampata — permettendo al segno di registrare le sottili variazioni di pressione, velocità e direzione. L’artista indaga questo punto d’incontro in cui la computazione si intreccia con l’intimità del disegno, dove la precisione del codice incontra la resistenza della carta e dell’inchiostro.

Il pigmento arancione porta con sé una particolare risonanza: la sua vibrazione disturba la calma neutralità della superficie grigia, creando un campo visivo che oscilla tra ordine e vibrazione. Sebbene l’opera nasca da un codice digitale, la sua presenza visiva è profondamente materica. Le linee tracciate respirano, si accumulano e si sovrappongono, rivelando al contempo la logica dell’algoritmo e l’imprevedibilità del gesto.

Nella sua pratica, Louanjli utilizza sistemi generativi non per simulare il disegno, ma per riscoprirlo. Orange 1 prosegue la sua esplorazione di come le strutture algoritmiche possano diventare luoghi di riflessione più che di controllo. L’opera appartiene a una ricerca più ampia sulla poetica del segno computazionale, dove ogni gesto tracciato trasforma un’istruzione in un atto di percezione. Ciò che interessa all’artista è come la precisione della macchina possa ancora generare esitazione, ritmo e la sottile instabilità della mano umana.

Orange 1, 2024

Penna a pigmento su carta Canson Gris

30 x 40 cm

Esemplare unico

€ 300

ID #094

Olena Lakhai

Il mio dipinto fa parte di una serie più ampia che rende omaggio alla natura finlandese. Sono rimasta affascinata dalle passeggiate nel Keskipuisto di Helsinki, immergendomi nel silenzio delle foreste vaste e nella calma serena di quel immenso spazio verde.

Mi hanno meravigliata le formazioni rocciose frastagliate, che rivelano un ritmo senza tempo capace di trasformare la mia percezione della natura e della materia. Gli alberi mi sono apparsi non solo come soggetti, ma come testimoni della grazia naturale.
Attraverso texture stratificate, i miei dipinti e acquerelli hanno iniziato a rispecchiare l’armonia elementare della Finlandia—dove pietre, muschi, arbusti, boschetti e luce si incontrano.

Questo incontro ha trasformato la mia pratica in una meditazione sulla resistenza, sul tempo e sulla poesia silenziosa della terra.

Ferns and Stones 06, 2025

Acrilico

20 x 20 cm

€ 160

ID #097

Olga Zadedyurina

Quando un selfie non è un selfie?
Siamo un riflesso della società o la società è un riflesso di noi?
Queste sono le domande sollevate dall’artista in una serie di scatti di strada accuratamente composti, in cui la presenza dell’artista è suggerita ma mai completamente mostrata.
Nascondendosi all’interno dell’opera, l’artista obbliga l’osservatore a speculare sul significato della sua presenza nella scena e sul suo rapporto con gli elementi circostanti.
L’osservatore è invitato a cercare le tracce dell’artista all’interno della scena e nella sua scelta del contesto.
La serie — tutta realizzata con uno smartphone standard e senza post-produzione — è un viaggio affascinante attraverso gli spazi della vita quotidiana e il rapporto enigmatico tra il sé e le sue molteplici rappresentazioni.

Serie #antiselfie

Caffè, 2015

Fotografia digitale, stampa su plexiglass

40 x 53 cm

Tiratura di 10 copie

€ 500

ID #100

Serie #antiselfie

Beauty, 2015

Fotografia digitale, stampa fine art

30 x 40 cm

Tiratura di 10 copie

€ 250

ID #101

Serie #antiselfie

Ufficio 2015

Fotografia digitale, stampa fine art

30 x 40 cm

Tiratura di 10 copie

€ 250

ID #102

Rita Vargas

I riferimenti classici sono da tempo una fonte centrale di ispirazione nel mio lavoro, soprattutto quando esploro i modi in cui le donne sono state rappresentate attraverso lo sguardo maschile. Il Bagno Turco di Jean-Auguste-Dominique Ingres rimane un punto di partenza significativo, ma il fondo giocoso e stratificato di quest’opera—costruito attraverso colori cangianti e forme sovrapposte—invita a molteplici interpretazioni a seconda dell’esperienza di chi guarda.

La palette dalle inflessioni pop e la testa disincarnata introducono una sensazione di spiazzamento temporale, riecheggiando momenti in cui mi sono sentita priva di ancoraggio all’interno di una professione ancora largamente dominata da artisti uomini. Anche se oggi non percepisco più di essere impegnata nella lotta per l’uguaglianza di genere con la stessa intensità di un tempo, questo senso di frattura—tra tradizione e identità contemporanea—continua ad affiorare nella mia pratica.

Riferimenti all’infanzia, alla maternità, alla sensualità e all’esperienza corporea dell’essere donna emergono in tutta la composizione. Le forme nere, ad esempio, derivano da disegni realizzati da mio figlio, intrecciando sottilmente la sua presenza nell’opera e creando un dialogo tra vita materna e produzione artistica.

L’immagine finale diventa un campo rosa giocoso ma fratturato—al tempo stesso un richiamo alla simbologia femminista e un riconoscimento delle realtà frammentate che plasmano la vita delle donne. Riflette la tensione tra l’essere donna, artista, professionista e caregiver che, a volte, deve lasciare lo studio per preparare un pasto.
L’opera tiene insieme queste identità nella loro complessità: spezzate, stratificate, ironiche e vive.

The Turkish Bath (1/1), 2023

Serigrafia

23,5 x 25 cm

€ 162

ID #103

Salvatore Alessandro Ficano

L’artista non si limita a rappresentare il corpo, ma lo disseziona concettualmente, spogliandolo della sua integrità superficiale per indagarne la condizione postumana. La tela, satura di richiami cromatici alla carne, ai nervi e ai muscoli, assume l’aspetto di un frammento biologico, un trancio anatomico isolato e messo in risalto. Questo isolamento è enfatizzato da una linea rossa netta che ne delimita lo scenario, una sorta di confine chirurgico o di vetrina da laboratorio, che tuttavia si apre a un fondo che evoca il paesaggio. Questa giustapposizione non è casuale: inserendo l’immagine del corpo organico in un contesto quasi paesaggistico, Ficano suggerisce una fusione tra l’interno biologico e l’esterno naturale, elevando la carne a elemento fondamentale del nuovo orizzonte antropologico. 

Ficano riconosce che il corpo moderno è un crocevia di caratteristiche animali, umane e informatiche. È un involucro che ha imparato ad ospitare corpi estranei di ogni genere: dalle protesi chirurgiche all’impianto di microchip, l’essere umano ha progressivamente superato il tabù dell’integrità fisica. L’artista assorbe questo spirito antropologico, ponendo un paragone stimolante: la trasformazione muscolare naturale (la diastasi) viene equiparata all’informatizzazione del corpo. Entrambi i fenomeni testimoniano un cambiamento nella forma e nella funzione dell’organismo. Attraverso questa indagine cruda e viscerale, Ficano non solo documenta la condizione umana attuale, ma ricerca attivamente la nuova postura dell’umano, trovando il suo punto d’equilibrio e la sua verità più profonda nella pura materialità della carne.

Studio per una Diastasi dei Muscoli Retti, 2025

Pittura

40 x 30 cm

€ 400

ID #106

Nel Cuore della Notte Dormono i Muscoli Retti, Addormentamento, 2025

Pittura

40 x 30 cm

€ 400

ID #107

Nel Cuore della Notte Dormono i Muscoli Retti, Fase Rem, 2025

Pittura

40 x 30 cm

€ 400

ID #108

Sara Chanoufi

 L’arte diventa un ponte tra la terra e il cielo, tra visibile e invisibile. Ogni quadro è un’esperienza unica, un viaggio che si sviluppa nel momento stesso in cui la pittura prende vita. Ogni gesto, ogni traccia di colore, è una ricerca, un tentativo di comprendere, di mettere a fuoco ciò che spesso sfugge alla razionalità. In questo flusso di colori e forme, Sara cerca di raggiungere una verità che non è sempre definita, ma che esiste nel momento stesso in cui la creazione prende forma. La pittura, dunque, non è solo un atto di espressione, ma un percorso per imparare a conoscersi e a crescere, un viaggio in cui la superficie della tela diventa un riflesso dell’anima, la propria, ma soprattutto quella degli altri. Un viaggio visivo che rompe il vetro invisibile che ci separa dal mondo.

Il cielo è patrimonio di tutte le nazioni e ogni uomo può alzare gli occhi verso l’invisibile per ritrovare se stesso.

Serie di lavori ispirati alle Grotte delle Marche, in particolare alle Gole del Furlo con le sue cavità e alle Lame Rosse del Lago di Fiastra

حياة ثانية ,2025

Olio di lino e pigmenti su tela

24 x 30 cm

€ 380

ID #109

Serie di lavori ispirati alle Grotte delle Marche, in particolare alle Gole del Furlo con le sue cavità e alle Lame Rosse del Lago di Fiastra

لا يُدرك, 2025

Olio di lino e pigmenti su Multistrato

23,5 x 30,5 cm

€ 380

ID #110

Un po’ più in là, 2025

Olio su multistrato

20 x 20 cm

380

ID #111

Selene Pierini

Sono come frammenti di un sogno trattenuto a metà — corpi di donne sospesi in un tempo che non scorre, rannicchiati e insieme aperti, vulnerabili e potenti. Le figure sembrano fluttuare in uno spazio che non è del tutto reale: il fondo, denso e profondo, le accoglie come un una memoria che riaffiora a tratti. Il nero dei corpi non delimita, ma dissolve. È una presenza che si confonde con l’ombra, come se l’identità stessa fosse in bilico tra forma e scomparsa. In questo movimento sospeso, il gesto del corpo diventa eco di un ricordo. Insieme, queste donne fluttuanti costituiscono una geografia della memoria: un luogo dove il dolore e la fragilità si toccano, dove il corpo si concede la possibilità di essere.

“Eco di corpi” (donna 1), 1/1, 2025

Carboncino e acrilico su carta

20 x 20 cm

€ 100

ID #112

“Eco di corpi” (donna 2), 1/1, 2025

Carboncino e acrilico su carta

20 x 20 cm

€ 100

ID #113

“Eco di corpi” (donna 3), 1/1, 2025

Carboncino e acrilico su carta

20 x 20 cm

€ 100

ID #114

Simone Doria

La serie Landscape , nasce dal principio fisico della gravità e si configura come un gesto di metapittura e rigenerazione. Le terre impiegate provengono da campi incolti delle colline marchigiane, zone impoverite dall’agricoltura intensiva, dove la vita organica è ormai scomparsa e il paesaggio porta i segni della desertificazione.

La materia raccolta — terra viva e ferita — viene trasformata in pigmento e lasciata colare liberamente sulla tela. Nel fluire, genera forme rizomatiche, radici e segni biomorfici che evocano la memoria di foreste assenti, restituendo alla superficie pittorica un respiro vitale.

Y è un invito a riconsiderare il paesaggio marchigiano al di là dei suoi stereotipi idilliaci, accogliendo la sua realtà fragile e contraddittoria. Il giallo delle terre, un tempo fertile, diventa simbolo di una natura ferita ma ancora capace di generare visioni, un linguaggio che si rinnova nel gesto e nel tempo.

L’opera si pone come un atto poetico e politico insieme: una meditazione sulla trasformazione, sulla memoria del suolo e sulla possibilità che l’arte ha di restituire senso e vita a ciò che sembra perduto.

Y, 2024/2025

Terra su tela

30 x 30 cm

€ 400

ID #115

Y, 2024/2025

Terra su tela

30 x 30 cm

€ 400

ID #126

Y, 2024/2025

Terra su tela

30 x 30 cm

€ 400

ID #127

Sahar Ajami

Dream Nexus” esplora lo spazio fragile tra immaginazione e realtà — quei momenti fugaci e onirici che esistono tra sonno e veglia, memoria e fantasia. Con questa mostra desidero invitare il pubblico in un mondo silenzioso, dove il tempo rallenta e i confini tra mondo interiore ed esteriore iniziano a sfumare

Dream Nexus, 2024

Stampa giclée su carta archivistica e tecnica mista.

29 x 42 cm

€ 147

ID #118

Stefano Scalella

La fotografia fa parte di una serie limitata di 6 esemplari: quella proposta per l’esposizione è la numero 1. Firma e numerazione sono presenti sia sul retro della fotografia che sul retro della cornice.

Serie Cose Commestibili

Forme Perdute, 2019

Fotografia

10 x 15 cm senza cornice

27,5 x 22,8 x 3,5 cm con la cornice

€ 500

ID #121

Serie Cose Commestibili

Visibile Non Visibile, 2019

Fotografia

10 x 15 cm senza cornice

27,5 x 22,8 x 3,5 cm con la cornice

€ 500

ID #122

Serie Cose Commestibili

Superficie, 2018

Fotografia

10 x 15 cm senza cornice

27,5 x 22,8 x 3,5 cm con la cornice

€ 500

ID #123

Ximena Gamboa Nieto

Unknown Territories” è un’opera che si muove all’interno di un paesaggio ciclico di emozioni che sorgono e si dissolvono come una mappa meteorologica del clima mutevole che abita ognuno di noi. L’opera suggerisce un campo di sensazioni che definiscono il tono dell’esperienza quotidiana. Sono sensazioni sottili, familiari e spesso difficili da ricondurre alla loro origine, e rimandano a un passato lontano.
Le forme emergono e svaniscono, rispecchiando il modo in cui i sentimenti affiorano senza preavviso, come se qualcosa dentro di noi evocasse una versione più giovane di sé per uno scopo preciso. Questa evocazione diventa necessaria per attraversare il momento presente, per trovare ciò di cui si ha bisogno quando tutto è incerto. Nella composizione affiora un senso di déjà vu, l’impressione di aver già vissuto questo territorio emotivo, anche se i suoi contorni restano indefiniti.

Il dipinto raccoglie questa atmosfera attraverso morbide transizioni cromatiche e accumuli di texture che ricordano nuvole, nebbia o terre lontane. Il formato rotondo rafforza l’idea di cicli, di ritorni, di schemi emotivi che si ripetono finché il loro significato non viene compreso. In quest’opera, il caos assume un tono dolce e introspettivo: diventa il clima interiore che, silenziosamente, modella la percezione.

L’autunno persiste nella palette come un fuoco attenuato. Risveglia un serbatoio di energia necessario per impedire all’anima di scivolare in uno stato di ibernazione. Le zone calde e fredde si spingono l’una contro l’altra come stagioni in competizione, creando una tensione che sostiene il movimento e non permette alla quiete di sedimentarsi. Il dipinto celebra il fragile equilibrio tra ritiro e rinnovamento, tra l’istinto di nascondersi e l’impulso a tornare verso la vita.

“Unknown Territories” diventa così una mappa della trasformazione interiore, una meditazione visiva sulle stagioni emotive ricorrenti che accompagnano la crescita, la memoria e la silenziosa persistenza dell’essere.

Unknown Territories, 2018

Oil on canvas

20 cm

€ 270

ID #124

Visione Curatoriale

La selezione, guidata dal curatore indipendente Ramiro Camelo, mette in dialogo artistə provenienti da diversi contesti geografici e generazionali. Il suo lavoro, radicato a Helsinki, si concentra su pratiche sperimentali, mobilità internazionale e nuove forme di scambio tra comunità artistiche europee. La sua presenza rafforza la vocazione translocale e inclusiva di Rural Art Market.

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