Did You See?—Ed. 03

Art Festival

Did You See? Art Festival apre ufficialmente le call per la sua terza edizione.
Dopo due edizioni dedicate all’esplorazione delle fragilità contemporanee, il festival si confronta quest’anno con il tema LA GUERRA, inteso non come evento isolato, ma come condizione persistente che attraversa sistemi, relazioni e vissuti individuali.

Tema del Festival:
La Guerra

Settembre—Ottobre
2026

La guerra è comunemente percepita come un evento distante: conflitti armati tra Stati, territori segnati sulle mappe, numeri riportati nei titoli dei giornali. Eppure la guerra non è un episodio isolato, né un’eccezione nella storia dell’umanità. È una condizione che persiste nel tempo, nello spazio e nelle scale, mutando forma, linguaggio e visibilità.

In un’epoca di agitazione globale permanente, i conflitti proliferano senza concedere tregua. Decisioni politiche prese lontano dal campo di battaglia si traducono in inflazione, spostamenti forzati, paura e speculazione. Il potere viene esercitato senza esposizione; il rischio è delegato; i corpi vengono contati più che conosciuti. Queste dinamiche non sono nuove, ma la loro intensità e simultaneità definiscono un presente in cui la guerra appare ovunque e, allo stesso tempo, in nessun luogo preciso.

Did You See? – La Guerra affronta il conflitto non come un evento singolare, ma come un continuum: un processo che attraversa sistemi, società e individui. L’esposizione si sviluppa secondo una narrazione a imbuto, accompagnando chi osserva dalle strutture macro della guerra verso le sue manifestazioni più intime, senza imporre gerarchie né risoluzioni.

Asse I — Macro: la guerra come sistema

Alla sua scala più ampia, la guerra opera attraverso sistemi politici, economici e ideologici. È progettata, amministrata, narrata.

La guerra non nasce solo dall’odio, ma è sostenuta da strutture che traggono profitto dalla paura, dalla scarsità, dall’obbedienza e dalla divisione. Confini, risorse, propaganda e narrazioni storiche diventano strumenti attraverso cui la violenza viene normalizzata e perpetuata.

Questo asse interroga la guerra come condizione organizzata: chi ne controlla la narrazione? Chi beneficia della sua continuità? Chi decide, e chi paga il prezzo?

Asse II — Sociale: la guerra come relazione

Oltre gli Stati e gli eserciti, la guerra abita le società. Frattura le comunità, irrigidisce le identità e trasforma la differenza in minaccia. I conflitti emergono all’interno di città, quartieri, famiglie, generi e culture, spesso riflettendo dinamiche di potere più ampie.

Qui la guerra non è sempre dichiarata, ma ripetuta e preparata: attraverso il linguaggio, l’esclusione, i traumi ereditati e le antagonismi quotidiani. Difesa e aggressione si confondono. La sopravvivenza diventa negoziazione. La violenza può essere sottile o spettacolare.

Questo asse indaga come i conflitti collettivi vengano assorbiti, riprodotti o contrastati nelle relazioni sociali.

Asse III — Interno: la guerra come intimità

Nel suo punto più ristretto, la guerra entra nell’individuo. Si deposita nella memoria, nel desiderio, nella paura e nell’identità. I conflitti interiori non esistono in isolamento: sono modellati da pressioni esterne, storie e narrazioni imposte sul corpo e sul sé.

Questo asse non propone la guerra interiore come origine di ogni violenza, ma come uno dei suoi residui più persistenti. Le fratture interne possono riecheggiare il collasso collettivo, così come la violenza imposta può generare divisioni interiori.

Open Calls

Eventi Collaterali

Invitiamo operator_, professionist_ culturali, ricercator_ e realtà interdisciplinari a proporre eventi collaterali in dialogo con il tema LA GUERRA.

Talk, workshop, incontri, azioni performative e momenti divulgativi sono benvenuti, purché capaci di attivare riflessione critica, confronto pubblico e partecipazione.

Artist_

La call per artist_ è aperta a pratiche contemporanee che affrontino il tema della guerra come continuum — nelle sue dimensioni sistemiche, sociali o intime.

Sono incoraggiati approcci che osservino, interroghino o mettano in discussione le modalità con cui il conflitto viene vissuto, rappresentato e interiorizzato, a qualsiasi scala.

In collaborazione con